Perché usiamo la parola font

Vi segnalo questo interessante articolo di Antonio Dini su IlPost a proposito dei caratteri da stampa e dell’origine della parola “font”.

…”Un bel giorno di venticinque-trent’anni fa, infatti, un signore di cui la storia non ci ha tramandato il nome, si è trovato di fronte un problema: doveva tradurre dall’inglese le stringhe di testo per la localizzazione di un nuovo sistema operativo. E doveva farlo di corsa perché doveva essere tutto pronto entro metà 1984. Si trattava del Macintosh, il nuovo computer creato da Apple, e bisognava tradurre in italiano una serie di termini alquanto bizzarri (“File”, “Edit”, “Copy”, “Paste” e soprattutto “Font”, i set di caratteri che erano contenuti dentro una “valigetta” digitale).
Già gli informatici americani avevano fatto una scelta riduzionista e deciso che il termine corretto era “font”, non typeface, e neanche l’alternativa “fount”, anch’essa molto usata nelle tipografie d’oltreoceano. Il nostro traduttore probabilmente ignorava buona parte di questa storia e comunque decise di non decidere: il termine non si prestava facile all’orecchio di chi non lavorasse immerso nel gergo dei tipografi americani, e quindi lasciò tutto così com’era. Font divenne così font.”
L’articolo parla anche della parola corretta che andava usata e che era in uso in Italia in ambito tipografico, si tratta di “polizza”.
Sono tanti i punti che tocca nel suo articolo e qui potete leggerlo interamente, ne vale la pena.

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5 risposte a “Perché usiamo la parola font

  1. Davvero interessante…

  2. Nella mia libreria ho ancora una copia della tesi di laurea “Progetto di un sistema interattivo per la produzione di documenti” del 1980 (tesi a cui ho attivamente partecipato ) in cui “font” è tradotto con “alfabeto tipografico”, le “ligatures” sono tradotte con “politipi” etc..
    Allora mi divertii molto perché studiammo per primi in Italia i diversi software allora esistenti per produrre documenti (PUB, R, SCRIBE, TEX, BRAVO, ETUDE, etc…) e ovviamente il METAFONT (strumento per definire i caratteri tipografici) e facemmo il primo port completo e funzionante del TeX in Italia (da una versione Pascal derivata dall’originale scritto in SAIL da D. E. Knuth nel 1978) generando output per una VERSATEC.
    Sempre nella mia libreria ho ancora una copia dei miei “Appunti di astrofisica” che penso sia il primo documento mai generato dal TeX in Italia.
    Altri tempi…

  3. La stampante era un plotter VERSATEC di cui fummo noi stessi che scrivemmo ex-novo un driver per pilotarlo partendo dal linguaggio intermedio (byte-code) prodotto dal TeX.

    Non ricordo che font avessi usato per le pagine del documento http://goo.gl/MHpCv ma ricordo che fui un po’ sbarazzino per la copertina http://goo.gl/YgvXt

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